Pubblico qui di seguito l’intervista che Fabrizio Olati, professionista ed entusiasta del mondo 2.0, ha voluto rilasciare per il blog.Seguendo il detto: “il lavoro fa l’uomo”, sono un professionista della comunicazione specializzato in marketing e comunicazione fieristica. Da architetto, mi sono occupato in prima persona di progettazione di allestimenti e direzione lavori. Oggi il mio ruolo è di aiutare le aziende e gli enti a gestire nel migliore dei modi le loro partecipazioni fieristiche in giro per il mondo. La fiera è un mezzo di comunicazione, un mezzo per stimolare le relazioni, un mezzo per vendere e ritengo che l’approccio debba essere multidisciplinare.
Come sai questo blog si occupa di Enterprise 2.0. Ci parli della tua esperienza?
Mi sono accostato al web 2.0 oltre due anni fa con l’apertura del mio blog Marketing Fieristico, che a distanza di tempo è ancora l’unico in Italia a parlare di fiere e dell’indotto generato. Seguo con interesse il nascere e l’evoluzione di tutte le piattaforme legate alla creazione, alla distribuzione ed alla condivisione in rete di contenuti che possono avere influenza sulla gestione dei processi aziendali. La rivoluzione è epocale: i riscontri che ho avuto in questi due anni in termini di interesse verso ciò che ho scritto ed i tantissimi contatti che ho avuto sarebbero stati impensabili se avessi utilizzato modelli tradizionali. Sono profondamente convinto del fatto che oggi le aziende non possano più fare a meno dell’utilizzo degli strumenti che il web mette a disposizione. Oserei dire che è in gioco la sopravvivenza della stessa idea di impresa.
Quali sono gli strumenti principali del Web 2.0 a cui ti sei rivolto?
Ciò che trovo più interessante è la facilità di accesso alle informazioni anche grazie ai device di ultima generazione. Uso normalmente Flickr, YouTube, Mogulus, Kyte e Slide Share per la pubblicazione e la gestione di contenuti; Facebook lo uso anche come strumento di microblogging al posto di Twitter; su Xing, Video e Linkedin ho depositato il mio curriculum: con MyBlogLog, FriendFeed, StumbleUpon e Delicious condivido gli aggiornamenti delle informazioni immesse in rete e i vari bookmarks; infine, con Plaxo ho un’agenda degli appuntamenti ed una telefonica costantemente aggiornate ed accessibili ovunque mi trovi.
Quali ti sembrano essere meglio accettati da parte degli utenti? e quali no?
Normalmente mi rapporto con un pubblico piuttosto evoluto quindi tutte le piattaforme delle quali ho parlato sono comunemente accettate ed utilizzate. Subito dopo aver approcciato un nuovo contatto in modo tradizionale, vado a ricercare se ha un account Skype o se è presente sui social network più diffusi per ampliare le possibilità di contatto, per far conoscere il mio lavoro, l’azienda per la quale opero, in definita per iniziare un processo di costruzione e sviluppo della relazione e della reputazione, che fino a poco tempo fa aveva bisogno di sforzi particolarmente prolungati ed onerosi.
Quali invece ti sembrano funzionare meglio rispetto agli scopi che ti eri riproposto di raggiungere?
Alla base di tutto c’è il mio blog, uno strumento che si è rivelato potente anche se estremamente delicato da gestire. Grazie al blog credo di aver conosciuto in due anni tante persone potenzialmente interessanti per il mio lavoro quante ne ho conosciute in oltre vent’anni di lavoro. Il blog contribuisce in modo prepotente alla costruzione della propria reputazione professionale. L’intenzione di aprire un corporate blog per l’azienda nella quale lavoro è quindi una naturale evoluzione di un lavoro iniziato circa due anni fa.
L’introduzione in azienda, specie se piccola, di strumenti 2.0 può comportare spesso una serie di resistenze dovute sia a motivazioni di carattere tecnologico che culturale. Quali ti sembrano essere state le principali da te incontrate?
Premetto che il progetto non è ancora in rete, ma l’idea che ho lanciato alla proprietà è stata accolta senza particolari resistenze. Il mio approccio all’introduzione di strumenti 2.0 è soft: partiamo da un utilizzo destinato alla comunicazione esterna, rivolta soprattutto ai clienti acquisiti ed a quelli potenzialmente interessati ai nostri servizi, quel tipo di comunicazione che altrimenti farebbe ricorso alla tradizionale pubblicità tabellare che nel settore dell’exhibition design non trova un particolare senso. L’evoluzione di questo approccio dovrebbe portare, nei miei intendimenti, ad interessare i processi di comunicazione interna attraverso l’introduzione di un Wiki attraverso il quale far transitare il mare magnum delle informazioni generate a tutti i livelli aziendali. Questo processo, ritengo, è l’aspetto sul quale dovrò lavorare di più, facendo affezionare a poco a poco tutto il personale al modello di comunicazione, stimolandoli ad essere proattivi rispetto alla creazione di contenuti per il blog, per la pagina su Facebook, per l’account su Flickr e così via.
Una soluzione Enterprise 2.0 è qualcosa di costoso? Quanto può costare per una PMI?
Su questo argomento mi permetto di essere perentorio. Il costo per le aziende è dato dal non adottare soluzioni Enterprise 2.0, dai costi che queste dovranno sostenere per inseguire chi ha fatto questa scelta in anticipo sui tempi.
Quale consiglio prezioso ti senti di dare ad una impresa, piccola o grande che sia, che volesse intraprendere il cammino dell’Enterprise 2.0?
Esiste una certa ritrosia di molto del nostro management ad adeguarsi a nuovi modelli organizzativi basati sul coinvolgimento diffuso: è latente la paura di scoprirsi, di mettersi a nudo, di dire la verità.
I modelli dettati dall’Enterprise 2.0 stimolano la flessibilità e l’adattabilità delle persone e ciò è visto come un venir meno del controllo che i manager intendono, o credono, di poter esercitare sull’azienda senza pensare al fatto che tale atteggiamento potrebbe soffocare idee e proposte che potrebbero rivelarsi molto utili per una più proficua gestione dei processi.
Il consiglio è quindi di aprirsi all’Enterprise 2.0 senza remore ma gestendo il processo affidandosi a professionalità preparate. La voglia di sperimentare non può essere confusa con l’improvvisazione.
Personalmente piace ciò che sta facendo Lago, un’azienda veneta che progetta e produce arredo di design: è un modello molto vicino a ciò che ci stiamo apprestando a fare noi vista la contiguità di settore, dal momento che l’azienda nella quale lavoro si occupa di exhibition design.
In ogni modo, l’adozione di piattaforme web 2.0 non può poi prescindere dall’integrazione con strumenti tradizionali quali email marketing, newsletter, CRM, un buon ufficio stampa…
Una delle mie convinzioni, e scopo un po’ della mia ricerca, è dimostrare come gli strumenti del 2.0 possano rappresentare una soluzione molto vantaggiosa anche per le PMI; a maggior ragione in un periodo di crisi come questo. Sei d’accordo con questa visione?
Assolutamente si. La crisi che stiamo attraversando entro breve diventerà un alibi. Le aziende che ne usciranno vincenti saranno quelle che comprenderanno che il tempo attuale è quello migliore per innovare.
In che modo secondo te l’Enterprise 2.0 può avvantaggiare la PMI? In che area?
Occupandomi di comunicazione, la mia visione è orientata a questa applicazione; ecco, ritengo che iniziare ad utilizzare gli strumenti del web 2.0 partendo dalla comunicazione sia il primo passo da intraprendere per saggiarne l’efficacia, ma senza aspettarsi risultati nell’immediato. Come per tutte le cose, si tratta di azioni che vanno progettate nei minimi particolar e curate nel tempo con pazienza certosina, gestite da esperti (basta anche una sola risorsa interna all’azienda, nel caso di piccole imprese) in grado di capire la differenza di linguaggio che esiste il Web 2.0 e la tradizione.
Le aziende (quando mi riferisco alle aziende, mi riferisco alle persone che ci lavorano) devono comprendere che nel loro universo di riferimento c’è qualcuno che comunica per loro e che potrebbe farlo a beneficio, ma anche a danno della stessa. Gli strumenti del Web 2.0 aiutano a comprendere ed a gestire più efficacemente e più rapidamente i processi di comunicazione anche se la differenza nei risultati la fa sempre l’uomo.
Infine uno sguardo agli ultimi trend. Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un vero e proprio boom di Facebook e nonostante tutto l’italiano rimane una delle lingue più bloggate al mondo. Rispetto al mondo estero come vedi posizionato il nostro paese per quanto riguarda la diffusione di strumenti Web 2.0 e di soluzioni di Enterprise 2.0?
In Italia scontiamo un ritardo culturale ed infrastrutturale che non sostiene efficacemente la volontà di innovazione delle aziende. Personalmente tendo a distinguere tra chi utilizza gli strumenti del Web 2.0 per motivi puramente personali, per contattare gli amici, scambiarsi foto delle vacanze… da chi lo fa per gestire efficacemente relazioni professionali. Il boom di Facebook in Italia è dovuto alla prima categoria di persone.
A me interessa più la seconda. Credo che in Italia siamo ancora in una fase pionieristica del fenomeno. Spesso, dietro l’adozione di strumenti Web 2.0 in azienda c’è una persona che dotata di buona volontà ed iniziativa porta avanti un suo discorso che poi non trova riscontri a livello di divisione, reparto o proprietà aziendale. L’adozione di soluzioni Enterprise 2.0 può mettere in discussione, come ho detto prima, l’organizzazione di tutti i processi aziendali e ritengo che in Italia dovremo aspettare ancora due o tre anni perché tale processo possa considerarsi diffuso.
Ringrazio Fabrizio e ricordo a tutti coloro che volessero contattare il dottor Olati che possono farlo direttamente all’indirizzo “fabrizioolati@aemproduction.com” o visitando il suo blog Marketing Fieristico.
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